BunkerBlog

QUELLO CHE IL BUNKER HA DA DIRE SUL SENSO DI MPCECS

29.06.15

POPOLO BUE ! OGNI BAND E’ POLITICA (ANCHE SE NON LO SA)

“Com’è difficile campare senza amici, com’è difficile con tutti questi amici”

 

“Danno diritto di parola a legioni di imbecilli, i quali prima parlavano solo al bar dopo due o tre bicchieri di rosso, e quindi non danneggiavano la società”, “venivano messi a tacere dai compagni”, “mentre adesso hanno lo stesso diritto di parola di un premio Nobel”; è “l’invasione degli imbecilli”

Umberto Eco sui “social”, Torino, 10 giugno 2015 *

Ogni band è politica, anche se non lo sa. Con Popolo bue la sottoscritta gloriosa BBC esplicita questo suo aspetto, paga dazio. Popolo bue! Un’imprecazione, né più né meno. Essa tuttavia non è uno sputo in faccia a qualche estraneo. Popolo bue è il rischio che costantemente corriamo noi, ciò che dobbiamo continuamente rammentarci di non essere.

Sarà davvero pericolosa la libertà se da sempre Popolo bue la teme. Sono infatti «i popoli stessi che si lasciano incatenare, perché se smettessero di servire, sarebbero liberi. È il popolo che si fa servo, si taglia la gola da solo e, potendo scegliere tra servitù e libertà, rifiuta la sua indipendenza e si sottomette al giogo: acconsente al proprio male, anzi lo persegue» (Étienne de la Boétie, Discorso sulla servitù volontaria, 1549). Scroscianti applausi verso il carnefice.

E tuttavia le cose sono più complicate. La libertà è libertà: da sola non significa nulla. In questo sta anche la sua pericolosità. Forse la libertà è sempre libertà da, o libertà di. Dunque può essere anche libertà dall’intelligenza o, perché no, libertà di essere degli imbecilli, degli idioti totali. Ah, che bella questa libertà, che magnifico sfogatoio! Come ci sentiamo leggeri… Finalmente liberi, abbassiamo le braghe nella pubblica piazza, ci abbandoniamo a eruttazioni e bestemmie… ora sì che siamo dei tipi franchi ! Popolo bue è finalmente libero di sparare su tutto e su tutti, di dire la sua, di contrattaccare, di lasciarsi un po’ andare, in un leale confronto così schietto, così sarcastico, così moralista, così idiota. Popolo bue!

 

*Queste parole di Eco sono state diffusamente e superficialmente – insomma da Popolo bue – criticate in quanto ritenute offensive nei confronti degli utenti dei “social”; la sottoscritta e gloriosa Band Bunker Club ritiene invece che esse siano offensive nei confronti degli ubriaconi da bar, ragione per la quale le riportiamo.

BBC

 

27.10.14

SUPERARE IL DISPREZZO (OPPURE E’ TEMPO PERSO)

“Il tempo perso è rimasto attaccato alla barba, ha incontrato il rasoio, ha cambiato direzione”

“Il tempo perso è rimasto attaccato alla barba”. E fin qui non ci sarebbe nulla da obiettare. Se non che, a un certo punto, questo tempo perso “ha incontrato il rasoio” e “ha cambiato direzione”. E allora è proprio tutta un’altra faccenda. Il tempo perso, improvvisamente, cala la maschera. Era lì, aggrappato, perché non sapeva che fare. Si era perso. Ora invece appare per quello che è: un disperato, col coltello alla gola.

A vedere la sua condizione, d’altro canto, non possono essere che altri confusi “reduci”, “smarriti, dispersi”. Solo chi si è perso ha valide ragioni per cantare “cerco un segno da interpretare, una direzione da seguire, oltre i volti e le voci, oltre le bettole e gli incroci, oltre i millenni e il silenzio, i negozi d’abbigliamento” (Io vorrei gioire). La Band Bunker Club cerca una strada – eppure, in un momento di coraggio, ha detto che la totale mancanza di direzione di questo tempo segna con precisione la sua – e la cerca “oltre”.

“Il tempo perso” è altresì pressoché impermeabile ai contenuti. E qui sembrerebbe mettersi davvero male per la nostra coraggiosa Band Bunker Club, visto che “Con la Band Bunker Club non si scherza, qui ci sono contenuti, ci sono i testi che parlano da soli” (INDIEPERCUI). Se non fosse che in realtà, sempre a suo dire, “alla BAND BUNKER CLUB non poteva capitare un tempo migliore nel quale condurre la propria gloriosa missione (cavalleresca, alla Don Quijote)”.

Ma il tempo perso è tale anche perché, di esso, non sappiamo che farcene. Il tempo che di noi uomini si farà beffa, da noi viene sbeffeggiato. Per ripicca, ci prendiamo il lusso di passarlo infruttuosamente. Il senso di smarrimento, unito all’insensatezza delle nostre fantasie psichiche – alle quali avevamo fatto ricorso per vincere il tédio della provincia, o forse come detto per semplice ripicca – non può che condurre a un risultato: “ E in longobardo vi siete amati, in longobardo vi siete amati, in longobardo vi siete amati, in longobardo vi siete amati… ! ” Ma questo non ha alcun senso ! E’ tutto privo di senso ! La vacuità raggiunge livelli tragici, la situazione è ormai insostenibile, sale la nausea. E solo ora, raggiunta la nausea, il folle volo si arresta. E “il tempo perso è rimasto” fuori dalla porta. La nausea è il primo sintomo di guarigione, e con lei arriva la rabbia, il disprezzo del tempo perso. E tuttavia: superare il disprezzo, o è ancora tempo perso.

BBC

 

03.07.14

IL GIORNO CHE TUTTO (CHE TUTTO) CAMBIERA’

Oggi è il giorno che avanza quaggiù. Tutto è così bello che mi sembra di non essere

Ogni cosa nasce da un errore, anche solo di valutazione.

Pensate a quel giovane: credendo di aver trovato la compagna perfetta, che venerava per le sue innumerevoli qualità, si decise a sposarla, a darle dei figli… Poi quella si rivelò la peggiore sulla piazza. Si era sbagliato. Ma intanto il mondo era andato avanti – GLORIA

E quell’uomo: magari non aveva alcuna intenzione di istituire una nuova religione. Ma i seguaci che vennero dopo di lui questo capirono, nacque una nuova religione. C’era stato un equivoco. Ma intanto il mondo era andato avanti – GLORIA

Così anche “Oggi è il giorno che tutto cambierà”, declamato dall’inizio di questo nostro brano, sarà smentito: “No, non è vero, non cambia mai niente davvero”. Ecco denunciato l’errore originario: ma intanto il brano è andato avanti – GLORIA

Il primo titolo della tracklist sul retro del cd di Musica per cefalopodi e colombi selvatici incarna questo destino: IL GIORNO CHE TUTTO CHE TUTTO CAMBIERA’, nella sua ripetizione, è l’errore originario che glorifica Musica per cefalopodi e colombi selvatici.

BBC

«(…) tu sei in quel giorno e lì resti. Anzi ti sorprendi che ci sia un altro giorno. Naturalmente questo può capitare solo alla filosofia edificante, l’unica a sapere com’è veramente difficile uscire da un giorno. Mentre le altre persone già pensano al giorno seguente, questa non sa neppure come fare a uscire dal precedente»

«Ma un momento, cosa significa esistere nell’edificante? (…): significa quasi esistere. (…) riguardo all’esistenza, l’edificante da un lato è ciò che si occupa esclusivamente della quasi-esistenza, dall’altro è la stessa quasi-esistenza»

«l’individuo edificante (…) è invidioso del nulla»

M. Sgalambro, La consolazione

 

 

28.04.14

Chiara Cinquemani

MUSICA PER CEFALOPODI E COLOMBI SELVATICI

La qui presente sottoscritta gloriosa BAND BUNKER CLUB ha dedicato, come saprete, il proprio disco d’esordio ai cefalopodi e ai colombi selvatici (da oggi, il cd, è anche in distribuzione fisica Audioglobe).

Musica per cefalopodi e colombi selvatici: in loro onore, in quanto creature marginali della visione antropocentrica (e il mistero è ai margini).

Musica per cefalopodi e colombi selvatici: per loro colpa, in quanto frequentatori abituali di paesaggi onirici (dove appaiono normalmente “incastrati”).

Musica per cefalopodi e colombi selvatici: musica cioè verosimilmente considerata tale solo da cefalopodi e colombi selvatici (la BAND BUNKER CLUB fa della misantropia la propria buffa bandiera e il più grande atto d’amore verso il proprio pubblico).

Chi siano i cefalopodi e i colombi selvatici; chi sia a muoverli: questo ci si dovrebbe chiedere (sconvolti).

My beer is Obolon. La più nota azienda produttrice di birra in Ucraina, la prima a esportare bevande luppolate in Europa e negli Stati Uniti dopo l’indipendenza. Il nome Obolon -“prati bassi lungo il fiume”- risale al Rus di Kiev (IX-XIII sec d.C.).

La BAND BUNKER CLUB non fa musica d’intrattenimento né tantomeno intrattenimento musicale (“ha qualcosa da dire e lo dice”).

Questo tempo è perso. La sua totale mancanza di direzione segna con precisione la nostra. In quanto pressoché impermeabile ai contenuti, alla BAND BUNKER CLUB non poteva capitare un tempo migliore nel quale condurre la propria gloriosa missione (cavalleresca, alla Don Quijote).

La BAND BUNKER CLUB chiede ai fonici di mettere sempre “reverb + delay” sulla voce principale, impostando peraltro un importante gain (per le parti sussurrate).

La BAND BUNKER CLUB non ha rimpianti.

W i cefalopodi e i colombi selvatici.

BBC

 

 

 

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